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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Vogue
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mwbgmwbwVogue è un mwcaperiodico mensile fondato nel mwcq1892 a mwcgNew York da Arthur Baldwin Turnure. Ritenuta una delle più prestigiose e autorevoli riviste del mondo della mwcwmoda, è edita dal 1909 da mwdaCondé Nastcite-ref-vanity-fair-2006-1-0[1] (oggi parte del gruppo editoriale Newhouse), che rilevò da Turnure la pubblicazione un anno prima della morte di quest'ultimo.

mwegVogue è pubblicato in altre 21 edizioni nazionali per complessive 16 lingue: oltre all'inglese (mwewAustralia, mwfaIndia e mwfqRegno Unito) figurano mwfgspagnolo (mwfwMessico e mwgaSpagna), mwgqportoghese (mwggBrasile e mwgwPortogallo), mwhaarabo, mwhqcinese, mwhgtedesco, mwhwgiapponese, mwiacoreano, mwiqfrancese, mwigitaliano, mwiwolandese, mwjapolacco, mwjqrusso, mwjgtaiwanese, mwjwthailandese, mwkaturco e mwkqucraino.

Contents

Storia
Note
Europa
Asia
Oceania

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Struttura

La rivista dal punto di vista strutturalecite-ref-2[2] è divisa in tre sezioni principali:

1. "Fronte Del Libro" (FDL): contiene principalmente articoli e notizie di moda, oltre a una sezione dedicata alla cultura e a rubriche che si occupano di: cibo, salute, bellezza e fitness. In questa sezione si trovano anche due rubriche molto seguite: mwmwVita con André scritta dall'esperto di moda mwnaAndré Leon Talley e mwnqAppunti di Norwich, scritto dal cronista mondano ed editor, William Norwich.
2. "Pozzo" o Centro Del Libro (CDL): alterna moda e interviste a stilisti, artisti e personaggi celebri. Il CDL contiene inoltre articoli sul mondo della cultura e storie accompagnate da fotografie su case e giardini. Nel numero di giugno di ogni anno, in questa sezione appare il tema mwoaEvasioni che si concentra sulle "vacanze visive", che mischiano il reportage di viaggio con servizi di moda ispirati a località esotiche.
3. "Retro Del Libro" (RDL): si apre con la rubrica mwogIndirizzi, dedicata allo shopping, dove figurano oggetti e accessori selezionati dagli editor di Vogue.

La rivista solitamente si chiude con la pagina mwpaUltimo Sguardo, che è in genere dedicata a un unico, lussuoso, accessorio di moda.

Le pagine pubblicitarie sono di solito disposte in modo prevalente nel FDL e nel RDL mentre il CDL non è interrotto da pagine pubblicitarie.

Storia

mwqaVogue nacque a mwqqNew York il 17 dicembre 1892 da Arthur Baldwin Turnure come "gazzetta mondana" settimanale. La rivista fu dichiaratamente creata al fine di rappresentare l'alta società newyorkese, raccontando gli interessi e lo stile di vita di questa classe agiata. mwqwVogue era destinata ad un pubblico sia femminile che maschile ed era suddivisa in rubriche tra cui: mwraUno sguardo alle vetrine, mwrqI modelli di Vogue per la sarta,mwrg La moda elegante a buon prezzo, mwrwLettera da Parigi (o Londra), mwsaUno sguardo sulla società, mwsqLa toeletta della signora, mwsgL'uomo elegante, mwswPettegolezzi mondani, mwtaPer la padrona di casa e mwtqCome rispondere alla corrispondenza. I lettori della rivista non erano solo gli appartenenti all'alta società newyorkese ma anche, e soprattutto chi aspirava ad appartenervicite-ref-3[3].

Il 24 giugno 1909 si ebbe la cosiddetta "seconda nascita" di mwuwVogue, quando Condé Montrose Nast, dopo aver concluso le trattative d'acquisto della rivista (iniziate nel 1905), ne divenne il nuovo editore. Nei primi mesi del 1910 Condé Nast attuò una serie di importanti cambiamenti alla rivista: mwvqVogue divenne bisettimanale e le sue pagine aumentarono da una media di 30 ad una di 100 a numero, così come aumentò il suo prezzo; le copertine divennero più colorate, gli spazi pubblicitari e gli articoli dedicati alla moda ed alla società aumentarono. mwvgVogue divenne una vera e propria rivista femminilecite-ref-4[4].

Nel 1910 mwxaVogue con una tiratura di mwxq30 000 copie, raggiungeva incassi di gran lunga superiori rispetto alle riviste concorrenti che avevano una tiratura di centinaia di migliaia di copie. Questo fenomeno era dovuto al fatto che mwxgVogue possedeva un numero di pagine pubblicitarie che superava del 44% le riviste concorrenti, nonostante le sue tariffe fossero le più alte sul mercatocite-ref-5[5].

Nel 1912 Condé Nast decise di rendere mwzaVogue internazionale, vendendo la rivista anche a mwzqLondra. Lo scoppio della mwzgprima guerra mondiale rese l'esportazione più rischiosa così che l'editore decise di creare un'edizione locale autonoma. Il 15 settembre 1916 nacque mwzwVogue UK. Condé Nast tentò in seguito una versione in lingua spagnola di mwaaVogue, pubblicata tra il 1918 e il 1923, che non ebbe successo. La versione francese di mwaqVogue uscì nelle edicole il 15 giugno 1920. Fu tentata anche una versione tedesca tra il 1928 e il 1929 senza però ottenere successocite-ref-6[6].

Nel 1927 Condé Nast, all'apice del successo, decide di quotare in Borsa il proprio impero editoriale. La crisi del 1929 gli fece perdere la proprietà di mwbwVogue. L'editore riuscì comunque a rimanere un membro attivo della mwcamwcqCondé Nast Publications, con il compito di continuare a gestire mwcgVogue come meglio credeva; negli anni successivi riuscì a recuperare il possesso della rivistacite-ref-7[7]cite-ref-autogenerato2-8-0[8].

Dopo la morte di Condé Nast nel 1942, la direzione della mwfaCondé Nast Publications passò al suo fidato collaboratore Iva Sergei Voidato Patcévitch, il quale avviò una nuova fase di espansione. Nel 1959 Samuel I. Newhouse Sr, presidente di mwfwAdvance Publications, acquisì il 46% della mwgaCondé Nast Publications. Successivamente l'intero capitale azionistico passò alla famiglia Newhousecite-ref-autogenerato2-8-1[8].

Nel dicembre del 1972, sotto la direzione di mwhgGrace Mirabella e sotto consiglio di Newhouse, mwhwVogue diventò mensile. Questa scelta fu conseguenza del fatto che i numeri venduti a metà mese riscuotevano meno successo dei numeri pubblicati all'inizio del mese. Con mwiaVogue ad uscita mensile, la tiratura aumentò subito di mwiq50 000 copiecite-ref-9[9].

Gli anni fra il 1973 e il 1979 furono uno dei periodi più fiorenti della storia di mwjwVogue, che passò da una tiratura di mwka400 000 copie ad una di un milione.

L'edizione statunitense della rivista, mwkgVogue America, è stata diretta per 37 anni (1988-2025) dalla giornalista mwkwbritannica mwlaAnna Wintour.

Nel 2012 mwlgVogue aveva edizioni in 19 paesi ed era considerata una delle più prestigiose riviste di moda al mondo.

Le direttrici

Nel corso dell'esistenza di mwmqVogue si sono succedute alla direzione del giornale sette donne, ognuna delle quali ha permesso a mwmgVogue di essere un partecipante attivo nella cultura della moda.

Josephine Redding

Nel 1892 la prima direttrice di mwnqVogue fu Josephine Redding, la quale era, più precisamente la responsabile della parte femminile della rivista (all'epoca il giornale era destinato ad entrambi i sessi); si occupava quindi dei modelli per la sarta, di argomenti attinenti alla moda e di una rubrica dedicata agli animalicite-ref-10[10].

Marie Harrison

Nel 1901 divenne direttrice Marie Harrison, sorella della vedova del fondatore Arthur Turnure. Marie Harrison rimase a far parte della redazione di mwpgVogue dopo l'acquisto di Condé Nast, per volere del contratto di passaggio di proprietà. Quando la signora Turnure tentò una causa legale contro Condé Nast, ritenendo che la percentuale di azioni da lei ricevuta dovesse essere più alta; la società licenziò Marie Harrison, con l'accusa di aver preso le parti della sorellacite-ref-11[11].

Edna Woolman Chase

Nel 1914 assunse la direzione del giornale mwrqEdna Woolman Chase, che aveva iniziato a lavorare per mwrgVogue nel 1895 all'età di diciotto anni, nel reparto distribuzione. Era una persona organizzata e molto esigente nei confronti dei suoi dipendenti: obbligò per esempio tutte le donne che lavoravano a mwrwVogue ad indossare calze di seta nera, guanti bianchi ed un cappello. «Per Edna Woolman Chase, lavorare per Vogue significava essere, ed apparire mwsaVogue»cite-ref-autogenerato1-12-0[12]. Era molto famosa anche per le sue prediche ed i suoi consigli spietati, soprattutto in fatto di moda e tendenze. Edna Woolman Chase nel 1914 “inventò” la "sfilata per beneficenza": riunì tutte le signore più in vista dell'alta società di New York e tutti gli stilisti americani, organizzando una sfilata di moda, i cui proventi andarono a donne e bambini per le sofferenze inflitte dalla guerra. Lo scopo di questo evento non era soltanto benefico; Edna Chase voleva pubblicizzare gli stilisti americani per la paura che con la mwtqprima guerra mondiale la Haute Coture francese andasse in crisi, trascinando con sé anche il futuro di mwtgVogue. L'evento riscosse molto successo e nel numero di Vogue del 1º dicembre del 1914 gli vennero dedicate quindici pagine, di cui undici ai modelli e altre tre alle fotografie dei partecipanti. Edna Woolman Chase andò in pensione all'età di settantacinque anni, nel 1951, dopo cinquantasette anni passati a mwtwVogue di cui trentotto come direttrice.cite-ref-autogenerato1-12-1[12].

Jessica Daves

Nel 1952 divenne direttrice mwvgJessica Daves, nonostante non tutti la ritenessero adatta a quel ruolo, in quanto aveva conoscenze limitate in ambito fotografico e non era abbastanza creativa da potersi occupare dei servizi di moda. Consapevole delle sue lacune, Jessica Daves cedette tutte le responsabilità grafiche a Alexander Liberman (pittore, scultore, fotografo e dal 1943 art-director di Vogue), mentre lei si dedicò principalmente al miglioramento dei testi al fine di innalzare il livello intellettuale di mwwaVogue. Jessica Daves era molto conservatrice nei riguardi delle immagini di moda e questo era spesso un pretesto di discussioni con l'art-director A. Lieberman; nonostante ciò seppe mantenere la rivista al passo con i tempi includendo nei servizi non solo abiti di alta moda ma anche capi di qualità a prezzi accessibili anche alla classe mediacite-ref-13[13].

Diana Vreeland

Nel 1962 mwxwDiana Vreeland divenne direttrice di mwyaVogue e apportò non pochi cambiamenti alla rivista, le mode si fecero più provocanti, e la fotografia più azzardata e sensuale. mwyqVogue sotto la guida di Diana Vreeland influenzò la moda come mai era successo prima: non erano più gli stilisti a dettare moda, ma era Diana Vreeland a commissionare gli abiti che intendeva includere nei suoi servizi di moda. Per Diana Vreeland la moda era uno spettacolo non un servizio. La rivista era come un grande palcoscenico e sulle pagine avveniva la rappresentazione; per questo il palcoscenico doveva essere allestito e decorato come richiedeva la rappresentazione. Lo scopo della Vreeland era portare le lettrici lontane dalla realtàcite-ref-14[14].

Grace Mirabella

Nel 1971 con la direzione di mw0aGrace Mirabella, mw0qVogue cambiò nuovamente volto. La società nei primi anni Settanta venne completamente trasformata. Le donne diventarono forza lavoro, e pretesero di fare carriera proprio come gli uomini. La rivista venne quindi adattata alla nuova donna lavoratrice, che doveva essere impeccabile in ogni momento della giornata, con un abbigliamento elegante ma allo stesso tempo pratico e comodo. In questo periodo mw0gVogue torna a rispecchiare la realtà assumendo un registro più giornalistico e dedicando un maggior numero di pagine alla bellezza e alla salute. Nel 1972 mw0wVogue diventò un mensilecite-ref-15[15].

Anna Wintour

Nel 1988 mw2gAnna Wintour assunse la direzione di mw2wVogue con l'incarico di modernizzare l'aspetto della rivista e dare nuova vitalità alla sua lunga tradizione giornalistica. Anna Wintour si occupò per prima cosa della copertina, rinnovandola completamente, iniziando dal raffigurare la modella per intero mettendo in risalto i vestiti da lei indossati. Nel primo numero da lei diretto (novembre 1988) propose una modella mw3aisraeliana Michaela Bercu, con un paio di jeans a vita bassa, senza cintura e giacchetta firmata Christian Lacroix Couture. Il risultato fu straordinario, riuscendo nel suo intento di creare una versione enfatizzata dell'abbigliamento comunemente indossato dalle donne dell'epoca e portando a mw3gVogue capi adatti ad ogni portafoglio. mw3wVogue perse così la sua immagine di una rivista esclusivamente elitaria. La scelta di servizi fotografici con ambientazioni esterne e modelle ritratte senza trucco serviva, secondo la Wintour, a lasciarsi alle spalle il passato fatto di immagini che cercavano la perfezione. L'approccio realistico, volto a mostrare ragazze "vere" in situazioni "reali", servì ad avvicinare mw4aVogue al suo pubblico.
Anna Wintour seppe conservare la direzione per ben 37 anni (1988-2025), un periodo lunghissimo per una rivista internazionale di successo. Dopo aver lasciato la direzione, ha continuato a lavorare in Condé Nast come direttore editoriale globale di mw4gVogue America.

Le copertine

La mw5qcopertina di mw5gVoguecite-ref-16[16] è sempre stata un elemento fondamentale della rivista e come tale serve ad attirare l'attenzione dei potenziali lettori.

Tra il 1892 e il 1909, quando mw7aVogue era una gazzetta per l'aristocrazia newyorkese, le copertine usavano in modo del tutto casuale talvolta una mw7qfotografia, altre volte un'mw7gillustrazione, altre volte ancora una mw7wstampa.

Con l'arrivo di Condé Nast anche le copertine subirono un importante cambiamento. Il nuovo editore era consapevole dell'importanza delle copertine per la vendita in edicola e decise che doveva essere creato uno stile immediatamente riconoscibile. Condé Nast impose quindi copertine a colori e disegni, non fotografie; il numero di artisti impiegati per le illustrazioni doveva essere limitato, così che fosse più semplice per i lettori identificare la rivista. Nast impose inoltre, che la parola "Vogue" fosse incorporata nel design. Condé Nast decise che mw8qVogue doveva trasformarsi nel luogo eletto per l'espressione artistica d'avanguardia. A questo proposito scelse per le sue copertine talenti emergenti dalla mw8gÉcole Nationale des Beaux-Arts di mw8wParigi, che facevano parte dei nuovi movimenti artistici, principalmente il mw9aCubismo e l'mw9qArt Déco. Tra i numerosi giovani talenti che Nast ingaggiò, i più famosi furono mw9gGeorges Lepape e Eduardo Garcia Benito.

Attraverso le copertine, mw-qVogue promuoveva ogni nuova tendenza artistica che fosse, «intrinsecamente valida», e che possedesse «quell'intangibile qualità chic che distingue tutti i contenuti della rivista»cite-ref-17[17]. Nei primi anni Trenta, il dominio degli artisti francesi sulle copertine cominciò a declinare. Il problema delle copertine illustrate degli anni Venti era che lo stile usato dagli illustratori non permetteva il riconoscimento degli abiti indossati dalle donne in copertina. Negli anni Trenta le copertine di mw-gVogue iniziarono a riflettere una tendenza più "fotografica" con illustrazioni ricche di dettagli. Fra gli artisti più adatti a questo tipo di stile c'erano Harriet Messerole, Douglas Pollard, William Bolin, Jean Pagès, Christian Bèrard e Carl Erikson, che si firmava "Eric" e che è da molti ritenuto il principale rappresentante del periodo di transizione tra mwaqul'Era dell'illustrazione e mwaqyl'Era della Fotografia nelle copertine della rivista.

Il 1º luglio del 1932 mwaqgVogue presentò in copertina una fotografia a colori di Steichen, raffigurante una ragazza in costume. Questo avvenimento si rivelò decisivo per il futuro di mwaqoVogue. Il cambiamento graduale delle copertine veniva guidato dall'intuito dell'editor, che cercava il modo più efficace per attirare l'attenzione del pubblico contemporaneo. L'ascesa della fotografia nelle copertine fu spinta anche dall'incremento delle vendite quando erano appunto le fotografie ad apparire in copertina. Nel 1938 furono pubblicate otto copertine con fotografie a colori; nel 1939 il numero salì a dodici, la metà delle copertine annuali. Uno dei motivi per il quale le fotografie a colori tardavano a comparire nelle copertine dei giornali era l'alto costo. Dopo l'avvento della fotografia, le copertine ritrassero donne particolari, che indossavano specifici indumenti di stilisti identificabili, rendendo il legame tra mwaqsVogue, ed il commercio sempre più inscindibile.

Prima degli anni Sessanta, le modelle in copertina dovevano trasmettere fascino ed eleganza, con un comportamento aristocratico da perfetta padrona di casa, con un'ottima posizione sociale. Gli anni Sessanta trasformarono completamente le copertine: ora le modelle rappresentavano delle donne libere, sensuali, meno orientate verso il romanticismo e l'atmosfera di casa di lusso, ma più rivolte all'espressione della propria identità. Le copertine di mwaq0Vogue negli anni Sessanta, ritraevano il volto della modella con particolare attenzione agli occhi ed alla bocca. Lo sguardo era sempre rivolto all'obiettivo, ma erano le labbra a dare il tocco sensuale all'immagine. Il trucco e la pettinatura assunsero un'importanza fondamentale, e il ruolo dell'art-director divenne fondamentale per il design della copertina.

Durante l'epoca di mwaraGrace Mirabella, l'immagine in primo piano, che negli anni Sessanta rivolgevano lo sguardo direttamente alle lettrici, si affermò definitivamente sulle copertine di mwareVogue. Nella formula "guardami negli occhi", così definita da fotografi ed editor, il volto della modella riempiva quasi tutta la copertina, gli occhi erano grandi e le labbra sempre sorridenti, e l'immagine mirava a mettere in risalto la bellezza tipicamente americana della nuova donna moderna. Per completare la copertina vennero aggiunti i titoli che annunciavano gli articoli del numero.

Con mwarmAnna Wintour (direttore responsabile dal 1988 al 2025) i primi piani dei volti nelle copertine furono sostituiti da immagini di modelle a figura intera, che mettevano in risalto l'abbigliamento da loro indossato. Le modelle dovevano avere un'aria moderna, naturale, così che le lettrici si potessero immedesimare. Durante i primi due anni passati a mwarqVogue, la Wintour ebbe l'idea di usare ripetutamente la stessa modella per le copertine, ma facendola fotografare ogni volta da fotografi diversi, così che diventasse parte di mwaruVogue. Il cast delle ragazze di copertina cambiò alla fine degli anni 1980, quando le modelle vennero sostituite dalle attrici più famose di Hollywood.

Il logo

Il logo di mwargVoguecite-ref-autogenerato3-18-0[18], inizialmente creato da Harry Mc Vickar, con l'immagine di due donne reclinate sulla parte alta della copertina, rimase praticamente invariato per i primi anni della rivista. Subì solo qualche variazione occasionale quando la copertina divenne a colori. Nel gennaio del 1907, la parola "Vogue" venne inserita come mwar4trabeazione sopra due colonne.

Con l'arrivo di Condé Nast e la decisione di stampare tutte le copertine a colori, la parola "Vogue" venne inserita nell'illustrazione, cambiando spesso il suo aspetto grafico (cosa che ai giorni nostri sarebbe impensabile). Condé Nast cambiava il logo ogni volta che voleva, lasciando agli illustratori il compito di sceglierne la forma e la posizione nella pagina. Lo scopo era quello di associare Vogue allo stile pittorico più moderno ed elegante, e di dare alle lettrici la sensazione di tenere in mano un oggetto d'arte.

Nel 1947 Alexander Liberman, all'epoca art-director di mwasiVogue, creò l'attuale logo della rivistacite-ref-19[19].

Vogue e l'arte

Dalla gestione di Condé Nast in poi, mwaskVogue ha sempre coinvolto gli artisti più illustri di ogni epoca.

Gli illustratori di Vogue

Nei primi decenni di mwaswVogue erano gli illustratori ad occuparsi delle copertine. Tra i diversi artisti che hanno realizzato le copertine di mwas0Vogue figurano nomi illustri, tra i quali mwas4Milena Pavlović-Barili e mwas8Salvador Dalícite-ref-20[20] e illustratori professionisti come mwatqGeorges Lepape ed Eduardo Garcia Benitocite-ref-autogenerato3-18-1[18], che andavano a rispecchiare nelle copertine i movimenti artistici di cui facevano parte. Condé Nast fece sì che i lettori guardando le copertine di mwatoVogue si trovassero davanti a vere e proprie opere d'arte. Artisti come il sopracitato Dalì si servivano delle copertine dei giornali per diffondere la loro idea di arte.

La fotografia di moda

«Una fotografia di moda non è la fotografia di un vestito; è la fotografia di una donna»:cite-ref-21[21] con questa definizione Liberman intendeva riassumere ciò che una donna si aspetta di vedere in una fotografia di moda, ovvero uno specchio di se stessa, delle proprie fantasie di come vorrebbe apparire agli occhi degli altri.

Le prime fotografie che apparvero su mwauiVogue raffiguravano donne dell'alta società, vestite con abiti sontuosi e grandi cappelli; le immagini erano spesso state scattate nelle loro dimore o nei luoghi di ritrovo dell'alta società dell'epoca, come yacht club o country club.

L'arrivo di Condé Nast trasformò anche lo stile fotografico di mwauqVogue. Nast stabilì che gli abiti dovevano essere indossati da attrici, le quali erano più adatte a posare rispetto alle signore dell'alta società. Inizialmente Nast commissionò le fotografie ai Campbell Studioscite-ref-autogenerato5-22-0[22].

Nel gennaio del 1913, comparve su mwauoVogue una suggestiva fotografia che ritraeva una donna in abito bianco con ornamenti scuri, rivolta verso l'obiettivo con aria altezzosa ed una mano su un fianco. Questa fotografia rivoluzionò lo stile della fotografia di moda dell'epoca, tanto che il fotografo, Adolphe de Mayer firmò nel 1914 un contratto di esclusiva per le riviste Condé Nast.

Ad Adolphe Mayer seguirono molti altri maestri della fotografia, tra cui mwau0Edward Steichen, mwau4Cecil Beaton, mwau8Horst P. Horst, mwavaToni Frissel e André Durts, che contribuirono a rendere uniche le pagine di mwaviVogue negli anni Venti e Trentacite-ref-autogenerato5-22-1[22].

Durante la mwavgseconda guerra mondiale, mwavkVogue diede grande spazio ai reportage di guerra di mwavoLee Miller che seguì l'esercito americano dallo sbarco in Normandia alla liberazione della Francia, del Lussemburgo, del Belgio e dell'Alsazia. Lee Miller fotografò anche i campi di concentramento di Buchenwald e Dachau, fotografie che mwavsVogue pubblicò sul numero di giugno del 1945cite-ref-23[23].

mwaweIrving Penn, che per più di sessant'anni si occupò di fotografia per mwawiVogue, entrò a far parte della rivista nel 1943, come assistente dell'allora neo art director A. Lieberman. Il compito di Penn all'epoca era quello di trovare nuove idee per le copertine e di spiegarle ai fotografi. Penn, non riuscendo nel suo compito, venne convinto da Lieberman a scattare lui stesso le fotografie; iniziando così la sua carriera da fotografocite-ref-24[24].

Liberman nel suo ruolo di art-director era deciso a rivoluzionare la rivista; ma per farlo aveva anche bisogno di nuovi fotografi oltre a Horst, Beaton e Penn. Venne assunto mwawgErwin Blumenfeld sotto consiglio di Beaton, che portò a Vogue lo stile fotografico che lo rese celebre nel settore, era un esperto di tecniche di camera oscura, ed amava sperimentare. Blumenfeld fu autore di dozzine di copertine ma quella che più o rappresenta è la copertina del numero di gennaio del 1950, la quale raffigurava il viso della modella Jean Patchett che Blumenfield ridusse ad un solo occhio ed una bocca con un neo. Lieberman lo definì «il più grafico di tutti i fotografi», tanto che Blumenfeld si occupò prevalentemente di copertinecite-ref-25[25].

Nel 1955 venne assunto mwaw4William Klein il quale riuscì a creare atmosfere uniche nelle sue fotografie, utilizzando le strade delle metropoli come ambientazione e facendo sì che le modelle avessero un atteggiamento del tutto naturale davanti all'obiettivo. Klein era inoltre solito usare teleobiettivi e grandangolari non comunemente usati all'epoca, nella fotografia di moda.

Il 1º settembre del 1962 mwaxaVogue uscì con le ultime foto di mwaxeMarilyn Monroe, scattate da Bert Stern in un servizio per mwaxiVogue che venne effettuato all'Hotel Bel Air di mwaxmLos Angelescite-ref-26[26].

Nel 1965 mwaxkRichard Avedon si unì a mwaxoVogue; era già un fotografo affermato e portò a mwaxsVogue il suo stile il cosiddetto mwaxwLook Avedon. Per le fotografie di moda il Look Avedon significava ragazze moderne, che risultassero perfettamente a loro agio pur indossando indumenti di plastica o metallo in voga nell'alta moda degli anni Sessantacite-ref-27[27].

Negli anni Settanta si presentò il problema di rappresentare indumenti pratici, da tutti i giorni ma senza privarli del fascino e della fantasia necessari a colpire l'attenzione delle lettrici. Nacque lo "Stile di Strada" o "Stile Paparazzi", ovvero i fotografi facevano finta di sorprendere le loro modelle in strada mentre svolgevano le loro consuete attività quotidiane. Molti fotografi, tra cui mwayiChris von Wangenheim, Barry Lategan, mwayqAlbert Watson, Duane Michaels, Kourken Pakchanian e mwaycStan Malinowski diventarono esperti di questo stile. mwaygArthur Elgort seppe però distinguersi da tutti, diventando uno dei fotografi preferiti di Grace Mirabellacite-ref-28[28].

Nei primi anni Settanta mway4Vogue assunse mway8Helmut Newton il fotografo che creò le immagini più sensuali e provocanti del XX secolo. Nello stesso periodo approdò a mwazaVogue anche una fotografa, che scandalizzò le lettrici con servizi fotografici a sfondo erotico mwazeDeborah Turbeville. Entrambi i fotografi, nonostante fossero molto criticati dal pubblico erano fortemente sostenuti da Liberman, che trovava estremamente innovativo rappresentare la moda con sensualitàcite-ref-29[29].

Anna Wintour si circondò di talenti della fotografia come mwazcAnnie Leibovitz, mwazgSteven Meisel, mwazkArthur Elgort e mwazoPatrick Demarchelier, oltre ad altri grandi nomi quali mwazsHelmut Newton, mwazwBruce Weber, mwaz0Herb Ritts e mwaz4Irving Penn. Con questa squadra, trasformò le pagine di mwaz8Vogue in un grande spettacolo artistico e sofisticatocite-ref-30[30].

Vita e opere di artisti a Vogue

Negli anni in cui mwaayJessica Daves era a capo di mwaacVogue, uno dei suoi obiettivi principali era quello di innalzare il livello culturale della rivista; a questo proposito introdusse nella rivista argomenti di carattere intellettuale, pubblicando scritti di autori famosi e doppie pagine dedicate alla vita e alle opere di vari artisti. Uno dei pezzi più apprezzati dell'epoca fu "Una conversazione con mwaagStravinsky".

Lieberman contribuì a condurre mwaaoVogue ad un livello intellettuale più alto, curando ogni minimo dettaglio degli articoli dedicati all'arte. Vogue pubblicò articoli su mwaasAlberto Giacometti e mwaawMaurice Utrillo; il numero di dicembre del 1951 dedicò sei pagine all'opera eseguita da Henry Matisse nella Chapelle du Rosaire di Vence. Per anni Lieberman si impegnò inoltre a fotografare gli studi dei grandi pittori in un progetto del tutto personale; idea che gli venne nel 1948 quando visitò la casa in Normandia di Georges Braque. In seguito fotografò gli atelier di Matisse, Utrillo, mwaa4Marie Laurencin e mwaa8František Kupka. Il progetto approdò poi a mwabaVogue. Nell'aprile del 1952 apparve sulla rivista il primo articolo sugli studi dei pittori; si occupava di mwabePaul Cézanne, la cui casa di Aix-en-Provence era stata acquistata da un poeta che aveva mantenuto lo studio esattamente com'era. Seguirono poi altri articoli sugli atelier degli artisti, tutti viventi, tra i quali mwabiBraque, Matisse, mwabmPicasso, Giacometti, mwabqJacques Villon (fratello di mwabuMarcel Duchamp) e mwabyMarc Chagallcite-ref-31[31].

Vogue nel mondo

| Paese | Editore Capo | Da | A | | | | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Stati Uniti | Josephine Redding | 1892 | 1901 | | | | |
| Stati Uniti | Marie Harrison | 1901 | 1914 | | | | |
| Stati Uniti | Edna Woolman Chase | 1914 | 1951 | | | | |
| Stati Uniti | Jessica Daves | 1952 | 1963 | | | | |
| Stati Uniti | Diana Vreeland | 1963 | 1971 | | | | |
| Stati Uniti | Grace Mirabella | 1971 | 1988 | | | | |
| Stati Uniti | Anna Wintour | 1988 | 2025 | | | | |
| Stati Uniti | Chloe Malle | 2025 | in carica | | | | |
| Regno Unito | Elspeth Champcommunal | 1916 | 1922 | | | | |
| Regno Unito | Dorothy Todd | 1923 | 1926 | | | | |
| Regno Unito | Alison Settle | 1926 | 1934 | | | | |
| Regno Unito | Elizabeth Penrose | 1934 | 1940 | | | | |
| Regno Unito | Audrey Withers | 1940 | 1961 | | | | |
| Regno Unito | Ailsa Garland | 1961 | 1965 | | | | |
| Regno Unito | Beatrix Miller | 1965 | 1984 | | | | |
| Regno Unito | Anna Wintour | 1985 | 1987 | | | | |
| Regno Unito | Liz Tilberis | 1988 | 1992 | | | | |
| Regno Unito | Alexandra Shulman | 1992 | 2017 | | | | |
| Regno Unito | Edward Enninful | 2017 | 2024 | | | | |
| Regno Unito | Chioma Nnadi | 2024 | in carica | | | | |
| Francia | Cosette Vogel | 1922 | 1927 | | | | |
| Francia | Main Bocher | 1927 | 1929 | | | | |
| Francia | Michel de Brunhoff | 1929 | 1954 | | | | |
| Francia | Edmonde Charles-Roux | 1954 | 1966 | | | | |
| Francia | Fransçoise de Langlade | 1966 | 1968 | | | | |
| Francia | Francine Crescent | 1968 | 1987 | | | | |
| Francia | Colombe Pringle | 1987 | 1994 | | | | |
| Francia | Joan Juliet Buck | 1994 | 2001 | | | | |
| Francia | Carine Roitfeld | 2001 | 2010 | | | | |
| Francia | Emmanuelle Alt | 2011 | 2021 | | | | |
| Francia | Eugénie Trochu | 2021 | in carica | | | | |
| Australia | Rosemary Cooper | 1959 | 1962 | | | | |
| Australia | Sheila Scotter | 1962 | 1971 | | | | |
| Australia | Eve Harman | 1971 | 1976 | | | | |
| Australia | June McCallum | 1976 | 1989 | | | | |
| Australia | Nancy Pilcher | 1989 | 1996 | | | | |
| Australia | Marion Hume | 1997 | 1998 | | | | |
| Australia | Juliet Ashworth | 1998 | 1999 | | | | |
| Australia | Kirstie Clements | 1999 | 2012 | | | | |
| Australia | Edwina McCann | 2012 | 2023 | | | | |
| Australia | Christine Centenera | 2023 | in carica | | | | |
| Italia | Franco Sartori | 1966 | 1988 | | | | |
| Italia | Franca Sozzani | 1988 | 2016 | | | | |
| Italia | Emanuele Farneti | 2017 | 2021 | | | | |
| Italia | Francesca Ragazzi | 2021 | in carica | | | | |
| Brasile | Luiz Carta | 1975 | 1986 | | | | |
| Brasile | Andrea Carta | 1986 | 2003 | | | | |
| Brasile | Patricia Carta | 2003 | 2010 | | | | |
| Brasile | Daniela Falcão | 2010 | 2016 | | | | |
| Brasile | Silvia Rogar | 2016 | 2018 | | | | |
| Brasile | Paula Merlo | 2018 | in carica | | | | |
| Spagna | Luis Carta | 1988 | 1994 | | | | |
| Spagna | Yolanda Sacristán | 1994 | 2017 | | | | |
| Spagna | Eugenia de la Torriente | 2017 | 2021 | | | | |
| Spagna | Inés Lorenzo | 2021 | in carica | | | | |
| Corea del Sud | Myung-hee Lee | 1996 | 2016 | | | | |
| Corea del Sud | Kwang-ho Shin | 2016 | in carica | | | | |
| Taiwan | Sky Wu | 1996 | 2020 | | | | |
| Taiwan | Leslie Sun | 2020 | in carica | | | | |
| Russia | Alëna Doleckaija | 1998 | 2010 | | | | |
| Russia | Viktorija Davydova | 2010 | 2018 | | | | |
| Russia | Masha Fedorova | 2018 | 2021 | | | | |
| Russia | Ksenia Solovieva | 2021 | 2022 | | | | |
| Giappone | Hiromi Sogo | 1999 | 2001 | | | | |
| Giappone | Mitsuko Watanabe | 2001 | 2021 | | | | |
| Giappone | Tiffany Godoy | 2021 | in carica | | | | |
| Messico & America Latina | Eva Hughes | 1999 | 2012 | | | | |
| Messico & America Latina | Kelly Talamas | 2012 | 2016 | | | | |
| Messico & America Latina | Karla Martínez | 2016 | in carica | | | | |
| Portogallo | Paula Mateus | 2002 | 2017 | | | | |
| Portogallo | Sofia Lucas | 2017 | in carica | | | | |
| Germania | Christiane Arp | 2003 | 2021 | | | | |
| Germania | Kerstin Weng | 2021 | in carica | | | | |
| Cina | Angelica Cheung | 2005 | 2020 | | | | |
| Cina | Margaret Zhang | 2021 | 2024 | | | | |
| Cina | Rocco Liu | 2024 | in carica | | | | |
| India | Priya Tanna | 2007 | 2021 | | | | |
| India | Megha Kapoor | 2021 | 2023 | | | | |
| India | Rochelle Pinto | 2023 | - | Turchia | Seda Domaniç | 2010 | in carica |
| Olanda | Karin Swerink | 2012 | in carica | | | | |
| Thailandia | Kullawit Laosuksri | 2013 | in carica | | | | |
| Ucraina | Masha Tsukanova | 2013 | in carica | | | | |
| Arabia | Deena Aljuhani Abdulaziz | 2016 | 2017 | | | | |
| Arabia | Manuel Arnaut | 2017 | in carica | | | | |
| Polonia | Filip Niedenthal | 2018 | in carica | | | | |

Vogue Italia

mwa2kVogue Italia nasce dall'acquisto nel 1962 della rivista italiana mwa2oNovità (mensile fondato da mwa2sBebe Kuster nel 1950 e diretto da Lidia Tabacchi) dall'americana Condé Nast di Samuel Irving Newhouse. mwa20Novità era destinato ad un pubblico d'élite e trattava di stile, arredamento e moda. La nuova proprietà ribattezza la testata mwa24Vogue & Novità, nel novembre 1965, per poi diventare definitivamente mwa28Vogue nel giugno 1966, diretto da Franco Sartori, il quale modifica l'impostazione della testata raggiungendo i canoni di raffinatezza e di grande cura per l'immagine fotografica che già caratterizzavano l'edizione francese e quella americana. Sartori cambia il formato, la carta, la copertina e coinvolge grandi fotografi come mwa3aRichard Avedon, mwa3eIrving Penn, mwa3iNorman Parkinson, mwa3mBert Stern, mwa3qHelmut Newton.

I primi anni di mwa3yVogue Italia furono molto difficili con perdite che ammontavano a 30 milioni nel 1965 e a 67 milioni nel 1967. Alla fine degli anni Settanta, con il boom del made in Italy, mwa3cVogue Italia diventa il primo interlocutore degli stili che in breve si imporranno a livello internazionale.

Nel luglio del 1988, poco dopo la morte di Sartori, mwa3kFranca Sozzani viene nominata direttrice. La nuova direttrice accentua lo stile sofisticato del giornale, rendendolo sempre più attento alle varie tendenze. La grafica diventa aggressiva e nei primi anni Novanta la diffusione di mwa3oVogue Italia aumenta progressivamente. Franca Sozzani rimane direttrice fino alla morte, avvenuta nel dicembre mwa3s2016. Il 20 gennaio 2017, dopo un mese dalla morte della Sozzani, Emanuele Farneticite-ref-il-foglio-32-0[32], già direttore di mwa4aGQ Italia, viene nominato direttore di mwa4eVogue Italia e mwa4iL'Uomo Voguecite-ref-33[33].

mwa4gVogue Italia esce con 12 numeri l'anno e con importanti allegati: mwa4kVogue Unique, dedicato all'alta moda ed al lusso (marzo e settembre); mwa4oCasa Vogue, un'esibizione unica degli interiors d'autore (aprile e ottobre); mwa4sShopping in Vogue (febbraio ed agosto); mwa4wBeauty in Vogue (maggio e novembre)cite-ref-autogenerato2-8-2[8].

Edizioni

Nel corso degli anni mwa5mVogue ha continuato ad espandersi all'estero, andando a toccare tutti i continenti, raggiungendo 19 paesi.

Negli Stati Uniti sono nate anche nuove edizioni di Vogue, nel 2002 è stato lanciato mwa5umwa5yTeen Vogue, sotto la direzione di Amy Astley e nel settembre 2005 è stata la volta di mwa5gMen's Vogue, diretto da Jane Fielden. Nel giugno 2012 è in fase di progettazione una terza pubblicazione, mwa5sVogue Living.

Film e documentari

Negli ultimi anni mwa54Vogue ha ispirato più di una produzione cinematografica.

Il Diavolo veste Prada

Nel 2006 è uscito nelle sale mwa6eIl Diavolo veste Prada, film di mwa6iDavid Frankel, tratto dall'omonimo romanzo di mwa6mLauren Weisberger. È noto che il film sia ispirato alla redazione di Vogue, nella quale l'autrice del libro ha lavorato per un breve periodo come assistente di mwa6yAnna Wintour.

The September Issue

mwa6kmwa6oThe September Issue è un film-documentario sul mondo della moda diretto da J. R. Cutler e prodotto da Eliza Hindmarch e Sadia Shepardche.

Per la realizzazione del film-documentario, le telecamere hanno seguito per oltre otto mesi di lavoro la direttrice di mwa68mwa7aVogue America mwa7eAnna Wintour ed il suo staff tra servizi fotografici, incontri di lavoro e settimane della moda. mwa7imwa7mThe September Issue, mostra la realizzazione del numero di settembre del 2007, un tomo di 840 pagine (la più alta foliazione mai raggiunta), di cui 727 di pubblicità; considerato il più importante numero dell'anno, in quanto capace di influenzare le tendenze di un'intera stagione.

mwa7uThe September Issue, oltre a mostrare la quantità di lavoro necessaria alla realizzazione di un numero di mwa7yVogue, getta luce sul ruolo che la direttrice Anna Wintour ha non solo a mwa7cVogue ma nell'intero mondo della modacite-ref-34[34]cite-ref-35[35]

Note

cite-note-vanity-fair-2006-11. mwa8y(mwa8cmwa8gEN) Amy Fine Collins, mwa8kmwa8oVanity Fair: The Early Years, 1914–1936, su mwa8svanityfair.com, 31 agosto 2004. mwa8wURL consultato il 20 novembre 2015 mwa80(mwa84archiviato il 20 novembre 2015).
cite-note-22. Angeletti e Oliva, mwa9iIn Vogue, p. 356
cite-note-33. Angeletti e Oliva, mwa9yIn Vogue, pp. 2, 8
cite-note-44. Angeletti e Oliva, mwa9oIn Vogue, pp. 2, 14
cite-note-55. Angeletti e Oliva, mwa94In Vogue, p. 19
cite-note-66. Angeletti e Oliva, mwa-iIn Vogue, p. 26
cite-note-77. Angeletti e Oliva, mwa-yIn Vogue, p. 112
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cite-note-1010. Angeletti e Oliva, mwa-wIn Vogue, p. 8
cite-note-1111. Angeletti e Oliva, mwbaaIn Vogue, pp. 8, 22
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cite-note-3333. mwbgsmwbgwmwbg0Emanuele Farneti è il nuovo direttore di Vogue Italia - Vogue.it, in mwbg4Vogue.it, 20 gennaio 2017. mwbg8URL consultato il 28 gennaio 2017 mwbha(mwbhearchiviato il 23 gennaio 2017).
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Bibliografia

• Norberto Angeletti; Alberto Oliva, mwbimIn Vogue, Torino, Rizzoli, 2008.
• Emilia Bandel, mwbiuModi di Moda, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2010.
• mwbicCatalogo online delle pubblicazioni italiane Condé Nast, su digital.condenastinternational.com. URL consultato l'11 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2012).

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• mwbjaVogue Cover Archive, su vogue.co.uk. URL consultato il 26 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2015).
• mwbjiVogue Paris, su gallica.bnf.fr., fascicoli digitalizzati su mwbjmGallica, anni 1920-1940
• mwbjuVogue US, su archive.org., oltre 50 fascicoli digitalizzati sulla digital library dell'mwbjyArchivio del '900 del Mart, anni 1910-1920

Europa

• mwbjoVogue British (UK), su vogue.co.uk.
• mwbjwVogue Paris, su vogue.fr.
• mwbj4Vogue Italia, su vogue.it.
• mwbkaVogue España, su vogue.es.
• mwbkiVogue Portugal, su vogue.xl.pt.
• mwbkqVogue Deutschland, su vogue.de.
• mwbkyVogue Nederland, su vogue.nl.
• mwbkgVogue Türkiye, su vogue.com.tr.
• mwbkoVogue Roссия, su vogue.ru.
• mwbkwVogue Україна, su vogue.ua. URL consultato il 17 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 19 marzo 2023).

Americhe

• mwblaAmerican Vogue (USA), su vogue.com.
• mwbliVogue Brasil, su vogue.globo.com.
• mwblqVogue México/América Latina, su vogue.mx.

Asia

• mwblgVogue India (भारत Bhārat), su vogue.in.
• mwbloVogue China (中国 / 中國 Zhōngguó), su vogue.com.cn.
• mwblwVogue Japan (日本 Nihon), su vogue.co.jp.
• mwbl4Vogue Korea (대한민국 Daehan Minguk), su vogue.co.kr.
• mwbmaVogue Taiwan (中华民国 Zhonghuá mínguó), su vogue.com.tw.
• mwbmiVogue Thailand (ประเทศไทย Prathet Thai), su vogue.co.th. URL consultato il 17 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2015).

Oceania

• mwbmyVogue Australia, su vogue.com.au.